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Il caso Caponi

9 Maggio 1993, Pretare di Arquata del Tronto (AP), Italia. Un piccolo paesino ai piedi del monte Vettore diviene testimone di un evento straordinario che segna per sempre la vita di un ragazzo di 23 anni.

Un caso per molto tempo screditato e tenuto nascosto agli occhi del mondo e tutt’ora irrisolto. Questo avvenimento fece scuola nell’ambito dell’ufologia italiana rilegata fino a quel momento soltanto a casi d’oltreoceano diventando per l’Italia l’equivalente di quello che fu Roswell per gli Stati Uniti.

Filiberto Caponi in prossimità della sua abitazione, incontra e fotografa più volte una misteriosa creatura.

In quegli stessi giorni, a pochi chilometri di distanza, altri testimoni avvistano un essere molto simile: forse un alieno.

La vita del ragazzo cambia improvvisamente. Le sue istantanee, scattate con una vecchia Polaroid, raffiguranti un presunto E.T., girano per redazioni di giornali, centri ufologici e studi televisivi, con inevitabili ripercussioni sugli affetti, sul lavoro e sui rapporti sociali. La vicenda attira l’attenzione di noti ufologi e scienziati, fino alla comparsa di inquietanti uomini dal look rigorosamente nero, nonché la visita di un enigmatico religioso dal singolare soprannome.

La diffusione della straordinaria notizia causa l’intervento delle Forze dell’Ordine e della Magistratura che, per la prima volta in casi del genere, interviene tempestivamente al fine di evitare eccessivi allarmismi nell’opinione pubblica.

Qualcuno addirittura lo accusa di aver creato un fantoccio e di averlo immortalato per cercare facile notorietà, come riportato da alcuni giornali: ma l’ipotesi non regge e lo si capisce sol che si conoscano i retroscena dell’accaduto.

Restano a dispetto di ogni accusa o illazione le foto della strana creatura: Filiberto Caponi è l’unica persona al mondo ad avere delle prove non falsificabili di una presunta creatura aliena, con i potenti dubbi dischiusi da questa vicenda nelle menti umane e contro lo scetticismo sprezzante di coloro che hanno con sé tutte le verità… o almeno così credono…